Pace a voi

L’appuntamento natalizio mi spinge a scrivervi per farvi gli auguri di un santo e ottimo Natale. Qui ci si sta avvicinando Stasera l’incontro, qui in El Dorado, per programmare le giornate aguinaldegne; domenica dopo la messa, assemblea in Las Claritas per vedere di organizzare non solo l’aguinaldo (si legge aghinaldo) ma anche la pastorale di quella comunità, visto che le suore sono partite per non ritornare. Chi vivrà vedrà. E mi auguro di vedere qualcosa anch’io.

L’aguinaldo è la novena di preparazione al Natale (per chi ha perso le prime puntate di queste chiacchierate elettroniche): dal 16 al 24. Tradizione è che si celebri la messa di buon’ora (El Dorado ha fissato alle 5 della mattina) andando a svegliare per tempo i vari settori del paese perché partecipino alla celebrazione. A qualcuno fa piacere sentire il casotto che fanno, per poi rigirarsi nel letto e lasciare le celebrazioni ai pochi ‘tonti’ che ci andranno, (noi diremmo: a quelli, credenti, che vogliono prepararsi al Natale). I canti sono particolari e ve ne ho dato un piccolo saggio in settembre (Corre caballito = corri cavallino). Già si stanno pitturando le case, come è tradizione fare ogni anno in quest’epoca. Non si parla certo di rinfrescare l’anima: il condizionatore d’aria della confessione è molto in disuso da queste parti. Le facciate sì. Pare sia in sintonia con la mentalità di questo Sudamerica dove l’immagine, l’esteriorità è quello che conta perché si vede ed è oggetto di critiche; la sostanza, l’interiorità non la vede nessuno. Voi dite che Dio sì. Ma per quello ci si mette a posto dicendo che a lui spetta il primo posto in tutto. Non si dice, ma pare anche nel dimenticatoio; o nel permettergli di essere il primo a sottoscrivere tutto quello che va bene a me e voglio io. Pero sapete che Gesù è arrivato qui anche prima di me e, con i suoi tempi e rispettando tutti i nostri ritmi, va disponendo i cuori anche qui. E, per lo meno da cinque secoli è al lavoro qui in Venezuela. A dir la verità, lui lavorava qui già anche prima che arrivasse C. C. con i missionari; solo che noi non lo credevamo ancora (C.C. sta per ‘Cristoforo Colombo’, e non per Claudia Cardinale come nemmeno per Centro Commerciale, vero?).

Oggi due carcerati

Oggi due carcerati hanno ritrovato il sapore dell’aria libera con il beneficio di Regime aperto (vien dato quando uno ha scontato la terza parte della pena e l’esame psicotecnico lo promuove). Mi auguro e auguro loro di passare non solo il Natale e il capodanno nelle loro case con familiari ed amici, ma anche il resto della loro vita. Gesù venne anche per dare la libertà ai carcerati, anche da Bambino. In paese la vita segue ritmi tranquilli o quasi. L’oro adesso vale molto: una gramma la pagano 100.000 bolìvares. Qualcuno sta raccogliendo molto; stasera parlavano anche di qualche kilo. Questo non li fa ricchi; i più si ritroveranno senza niente dopo pochi giorni. Annunciato per tempo (senza dire né il giorno né l’ora) e arrivato per questo (come il Figlio dell’uomo delle parabole evangeliche) è arrivato il Governatore dello Stato Bolìvar a visitare El Dorado. Solo una mezza giornata. Dicono: per inaugurare il centro di salute; in realtà per propagandare il sì alla riforma della costituzione che il Presidente Chàvez e l’assemblea nazionale avevano proposto a referendum. Il voto popolare l’ha bocciata. Però la visita del governatore ha lasciato i suoi benefici. Visto che lui non può sporcarsi le scarpe, hanno fatto marciapiedi e asfaltato le strade per dove doveva passare. E adesso le abbiamo quasi belle. Non tutte… non molte, però qualcosa è già qualcosa. Del centro di salute si stava aspettando l’inaugurazione dal marzo di quest’anno: tutti pronti gli ambienti e i macchinari per fare qui in paese quel che si doveva fare in Tumeremo (il paese più vicino e sede del municipio: 70 K a nord di El Dorado). Solo mancava di cambiare un trasformatore con uno più potente perchè tutto potesse funzionare. Naturalmente il trasformatore nessuno l’ha cambiato e, del centro, hanno inaugurato solo la sala parto. Inutile dire (anche se ve lo dico lo stesso) che tra tutti i medici cubani che lavorano qui, nessuno sa di parto. Morale della favola: la vecchia levatrice, doña Sara, (che non ha nessun titolo di studio, se non quello conferitole dalla sessantennale esperienza in campo) è quella che deve sgobbare per dire ai medici quel che e come devono fare.

Diminuire noi per permettere a Gesù di crescere

Quanto a esperienza: il lavoro zonale degli ultimi mesi ha movimentato le varie parrocchie a scoprire la loro storia sociale, politica, economica e religiosa, per scoprire il bene che c’era e progettare il futuro delle varie comunità. El Dorado l’ha presentata il primo di dicembre. Un lavoro lungo fatto di ricerche e di interviste che il prof. Martin Lima, sua moglie Yagnora Guzmàn, Nolva Palomino e America Rivas hanno svolto con molta cura. Molto interessante. M’è venuta la tentazione di tradurvelo in varie puntate per farvi conoscere qualcosa di più di questo El Dorado nella sua realtà. Ma sapete che alle tentazioni uno non deve cedere. Che dite? Ah Già! La salute è ottima; gli esercizi spirituali che facciamo tutti (vescovo, preti e diaconi) sono stati buoni: pochi i partecipanti, ma un buon itinerario. Giovane il sacerdote predicatore (13 anni di Messa) però sostanzioso. Tema: dobbiamo imparare a diminuire noi per permettere a Gesù di crescere. Occasione preziosa anche per stare un po’ insieme tra preti.

Mi fermo qui, alla mezzanotte e trentasei augurandovi una buona giornata e un santo natale a tutti.

PS: da domenica nove Venezuela terrà un nuovo fuso orario: le lancette torneranno indietro di mezz’ora. Si torna al fuso che aveva il Paese prima del 1965; è il fuso della Venezuela centrale. Dal ’65 si aveva adottato il fuso dell’est Venezuela. Ora dovremmo essere un po’ più uniformi tra est e ovest.

Risaluti e riaguri. Don Antonio