"II giusto vivrà per la sua fede".
Cosl le parole del profeta nel giorno dei funerali di don Damiano.In un mondo oscurato dal male e dalla morte, splende questa certezza liberante.
Un uomo giusto, un prete giusto. Non la sua perfezione, ma la sua fede è riuscita a toccarci. La ricchezza della sua persona non è stata uno schema, ma ci ha introdotto al mistero di Dio. L'umanità accogliente e facile a comunicare è stata una vera incarnazione della sua fede. La verità saliva alla sua voce con amabilità per cui ognuno si sentiva toccato, svelato e insieme compreso e avvicinato.
La malattia, in un soprassalto che sembrava Iontano, lo ha assalito con un impeto che ci ha lasciati sgomenti. La violenza del maleè stata parialla velocità con la quale lo ha invaso. La festeggiata guarigione e i mesi di seguito sono stati oscurati all'improvviso.
Eppure il gesto e la parola che tutto riportava alla verità del limite e della speranza non sono mai mancati. Con lui, la sua famiglia.
Scelte coraggiose, che pure I'hanno portato Iontano, non I'hanno separato dai suoi. Amici dalla giovinezza del Seminario e poi tanti altri fino alla comunità di Virle, hanno conosciuto questa famiglia e possono capire la radice della sua umanità e della sua fede. Un dono in lui questa unità di storia e di natura: la sua indole e le tante esperienze. Dalla Valle al Venezuela, dal paese alla città, dalla parrocchia alla missione, dalla scuola all'oratorio, dal più poveri ai benestanti. Tutto ha attraversato con scioltezza, ma non senza fatica. Alcuni si avvicinavano, attratti; molti sono stati avvicinati, senza invadenza. II Vangeloè passato cosi dalle sue mani, dal suo sorriso, dalle sue parole: dalle sue vicinanze. Possiamo ricordare un'umanità evangelica dalla quale nessuno siè sentito escluso: credenti, non credenti, cercatori...
Alla fine possiamo dire: carità.Proprio quella cantata dall'apostolo, quella che non finirà mai, quella che coincide con I'amore e insieme lo supera perchèè nostra ma non solo nostra. E' Dio stesso che continua il miracolo delicato e forte dell'amore, incarnato in Gesù.
Nel Vangelo della domenica dei funerali, lumeggiava la figura del "servo inutile": provocante espressione, ma non mortificante. Siamo semplicemente dei servi, non siamo noi i padroni del Regno. Ci è affidato un compito e non ci dispiace I'immagine del dovere compiuto per il Vangelo.
Siamo dei servi, orgogliosi di esserlo e nello stesso tempo semplicemente umili per il fatto di esserlo. Orgogliosi peril Signore, per la sua Grazia, per il suo Vangelo; umili per il limite, la debolezza, la condivisione di un'umanità segnata. All'umanità di don Damiano, intrisa d'amore, possiamo, dobbiamo riconoscere la trasparenza rivelatrice della sua fede.
"II giusto vivràper la sua fede".
+ Francesco Beschi